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PROVE D'ORCHESTRA

WORK IN PROGRESS DI RAFFAELLA FORMENTI

 

1 settembre - 10 settembre 2016

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PROVE D'ORCHESTRA

WORK IN PROGRESS DI RAFFAELLA FORMENTI

 

1 settembre - 10 settembre 2016

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1 settembre - 10 settembre 2016

dalle ore 16.00 / 19.00

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“Quando lavoro ad un’installazione, arriva un punto in cui lo spazio fisico si fa urgenza inderogabile; una dimensione su cui proiettare il pensiero fattosi forma e, soprattutto, fattosi ingombro che richiede un’adeguata lettura”.

L'artista Raffaella Formenti condivide con il pubblico il suo ultimo lavoro, Prove d'orchestra, in un work in progress che permette di condividere l’attitudine con cui Raffaella Formenti lavora al concetto di DERIVA: perdere controllo, riprendere controllo, lasciarsi condurre dalla casualità, tornare sulla rotta restando vigili alle suggestioni dell’ambiente.

Prove d’orchestra è parte di un progetto più ampio, Note in Do lenti, in realizzazione per ArtVerona 2016, di cui è la fomulazione zippata.

Nasce riflettendo sul fascino del golfo mistico, così viene chiamata la buca dell’orchestra, e sull’annoso problema dei tagli ai fondi per la Cultura, che rendono dipendente da sponsor ogni evento d’arte e sempre più precaria la realtà di orchestrali, attori e artisti. Leggii sponsorizzati reggono improbabili spartiti su cui una scrittura in simboli vettoriali si libera dal rigo.

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 venerdì 17 giugno 2016 ore 18.00

dal giovedì al sabato ore 16.00 / 19.00

Il tempo e lo spazio, nella loro relatività, vengono dissoluti negli assoluti particolari di esistenze che non accettano la finitezza, non accettano griglie sistemiche che le scandiscano, e si incastrano lì, dove la frizione può essere percepita ad onta della sua effettiva materialità.

Maria Savoldi e Milena Rossignoli si misurano con i paradossali parametri della vita e rispondono ad essi erigendo dei muri.

Il muro è un ostacolo, tangibile vicino e pesante come il cemento, o lontano intoccabile ed etereo come il cielo. La risoluzione della sfida è nello scontro fisico e mentale, un salto che dall’oggetto tende all’iperoggetto, implicando un superamento che non esiste senza collisone o senza la tensione infinita verso di essa.

Questo superamento attraversa diversi stati di durezza, dispiegando diverse tattiche di attacco, diverse strategie di guerra di tregua di pace.

I muri eretti dalle artiste sono passaggi attraverso la possibilità implicata dalla presenza di una barriera: l’attrito con l’ostacolo imprevisto acuisce la percezione di sé, e a volte allarga le ferite. Allo stesso tempo permette però di affermare l’autocoscienza e prepararsi ad una sfida che non ammette ritirata.

Martina Raponi

 

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SIMMETRIA

DI RIFLESSIONE

DOPPIA PERSONALE DI MILENA ROSSIGNOLI & MARIA SAVOLDI

a cura di Martina Raponi

 

17 giugno - 2 luglio 2016

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Inaugura il prossimo 29 aprile presso MeccanicheCeruti di Brescia la prima personale di Romeo Rameo: “10 ideas for an art show by Torrey Nommesen”.
La mostra prosegue fino al 21 maggio e presenta 11 opere inedite: ready­made, oggetti, installazioni e video.
 
Costituito da un collettivo autoriale, Romeo Rameo è un’identità on­line e un sedicente artista. In assenza di intelligenze reali o artificiali che ne plasmino lo stile, Romeo Rameo è privo di arbitrio e consapevolezza. La sua estetica è quasi totalmente strutturata dalla relazione con le altre identità della rete. Ma come può un account realizzare una personale? Come può esporre degli oggetti fisici? Con quali display? Con quali idee?Torrey Nommesen mette in vendita 10 idee per 5 dollari in un’inserzione in rete. Romeo Rameo ha chiesto lui dei concept per la sua mostra. Ha quindi sviluppato ciascuna di esse, come se fossero l’indicazione per realizzare un’opera, servendosi di conoscenze e servizi messi in vendita on­line. Ne scaturisce una consistente varietà di tematiche: tecnica, società, moda, civiltà, sesso, vita e morte. Le opere esposte, costruite ciascuna attraverso un diverso processo svoltosi all’interno della rete, disegnano i punti di vista, spesso ironici, di Romeo Rameo e delle altre identità del web su tali scenari concettuali.

 

 

 

venerdì 29 aprile 2016 ore 18.00

dal giovedì al sabato ore 16.00 / 19.00

dal 29 aprile al 21 maggio 2016

 

 

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ROMEO RAMEO

 10 IDEAS FOR AN ARTSHOW BY TORREY NOMMESEN

29 aprile - 21 maggio 2016

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inaugurazione sabato 28 novembre 2015 ore 18

dal giovedì al sabato ore 15.00 / 19.00

dal 28 novembre al 13 dicembre 2015

 

 

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MEN AT WORK

DOPPIA PERSONALE DI

Alberto Goglio

& Stefano Seraglio

 

testi critici di Anna Lisa Ghirardi e Paolo Meneghetti

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Lo spazio in cui espone Alberto Goglio è dominato da una grande opera pittorica site-specific, realizzata ad olio su carta da lucido, che occupa la parete più lunga. Il titolo dell’installazione pittorica è L’Isola dei morti. Il riferimento all’opera di Böcklin, tema su cui Goglio si cimentò agli esordi della sua attività pittorica, si riveste in questo caso di una cupa ironia. Si tratta, infatti, di un’isola assai affollata, metafora pittorica del dramma quotidiano dei barconi carichi di migranti che trovano la morte nel tentativo di raggiungere le coste europee. Sulle due pareti più piccole trovano posto un quadro e un piccolo intervento pittorico, realizzato anch’esso su carta da lucido. Come una sorta di contrappunto all’opera più grande, le figure, rappresentate nell’atto di compiere gesti tecnici legati a due “quasi sport”, come il gioco del frisbee e il minigolf, simboleggiano automatismi, geometrie, atteggiamenti e relazioni che disegnano la trama inconscia del nostro quotidiano. L’utilizzo della carta da lucido, capovolta rispetto al verso su cui è stata dipinta, da un lato consente di ridurre al minimo la percezione della fisicità del supporto, nell’intento di avvicinare il più possibile la pittura al muro, il quale emerge come sfondo dalla superficie opalina, dall’altro allontana il gesto pittorico, raffreddandolo dietro ad uno schermo semi-trasparente. Dietro a questa scelta, Goglio cerca un dialogo evidente con il quadro, realizzato a olio, smalto e plexiglass, in cui la lastra di acrilico assume la medesima funzione di “schermo raffreddante”. La stanza è perciò interpretabile come un unicum, in cui l'elementarismo espressivo che caratterizza la scelta pittorica cerca un legame formale con lo spazio asettico che ospita le opere.

 

Stefano Seraglio presenta due installazioni e un'opera pittorica. Le prime agiscono attraverso il cambiamento di funzione di oggetti e sul conseguente risultato percettivo, materiali osservati nei loro aspetti potenziali e transitori.

In Clessidra l’artista esibisce una piramide di sabbia accumulata sopra un tavolo cubico sotto il quale un microfono tenta paradossalmente di intercettare e amplificare le imponderabili vibrazioni della sabbia in caduta condizionando l’equilibrio di un “sistema planetario” di palline da ping pong sostenute da due woofer. Un lavoro sulla variazione temporale e sul perenne divenire della materia.

Nella seconda opera, Aprire un varco per modellare l’aria, una ventola da soffitto viene capovolta fino a rasentare il pavimento e agisce con l’azione rotante della pala sul muro della parete adiacente sfregando parte della calce superficiale,

una riflessione sull’idea tradizionale di scultura come azione sottrattiva del supporto inutile e sul valore del vuoto sul pieno.

Le due installazioni esprimono condizioni temporanee, apparentemente prossime a uno stato evolutivo, sono oggetti provvisori sostenuti da un equilibrio delicato.

Il lavoro di pittorico invece vuol essere una riflessione sul linguaggio stesso della pittura, il rapporto di questa con lo spazio, sia mentale che fisico. In Painting da una superficie di colore non completamente asciutta sono stati “spellati” spessi lembi di colore, accumulati in seguito in un angolo della stanza di cui hanno preso la forma trapezoidale. Questa pittura nel suo accartocciarsi è pensata come strumento di misura dello spazio e come sensore delle vibrazioni luminose dell’ambiente circostante rivelate nelle pieghe cutanee della sua pelle. Un vetro posto davanti diviene una membrana che separa e, allo stesso tempo, rende comunicabili attraverso la trasparenza i due mondi, quello dell'invenzione e quello della realtà, l'interno e l'esterno.

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MeccanicheCeruti
MeccanicheCeruti è uno spazio espositivo a Brescia per la promozione di ricerche artistiche contemporanee. Attivo dal 2015 è la sede di un progetto senza scopo di lucro, nato per la diffusione dell’arte contemporanea in tutte le sue forme. Un contenitore gratuito a disposizione degli artisti invitati; un luogo di ritrovo, di condivisione e confronto culturale indipendente da logiche economiche.

 

Sviluppato su 120 metri quadrati nel centro della città, è stato sede di una storica officina meccanica. Il nome è quello della strada in cui si trova, intitolata al pittore del settecento Giacomo Ceruti. La meccanica in sé è una teoria che si occupa del movimento dei corpi, allusione ad uno stato transitorio in continua mutazione al quale il progetto di MeccanicheCeruti si ispira.

 

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giugno 2015,  inauguarzione dello spazio

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